Cosa insegna la storia delle relazioni fra Libano e Stati Uniti

Per molti stati il rapporto con gli Stati Uniti ha conseguenze radicali nella politica locale e nelle condizioni di vita delle popolazioni. L'esempio dell'Afghanistan è drammaticamente presente nella nostra memoria. Il Libano non è sfuggito a questo destino.

Le relazioni fra Stati Uniti e Libano hanno una lunga storia, che negli ultimi decenni si sviluppata in parallelo con le profonde fratture interne del martoriato stato mediorientale. La prima rappresentanza americano a Beirut risale al 1833 quando venne nominato a Beirut un agente consolare. Coerentemente con la dominante visione isolazionista della politica estera americana del XIX secolo, le funzioni della missione furono prevalentemente commerciali, non trascurando però iniziative religiose, educative e letterarie, con la fondazione nel 1835 di quella che sarebbe diventata la Lebanese American University, e nel 1866 della American University of Beirut. Durante il primo conflitto mondiale la rappresentanza venne chiusa fra il 1917 e il 1919, a seguito dell'interruzione delle relazioni tra gli Stati Uniti e l'Impero Ottomano.
Solo nel quadro della sistemazione territoriale conseguente al secondo conflitto mondiale, che includeva il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza della Repubblica del Libano, il Console Generale George Wadsworth, fu elevato nel 1944 al rango di ministro. Gli furono affidate due legazioni, una per la Siria e una per il Libano, ma la sede principale era a Beirut con uno staff di sei diplomatici.

1946 - 1970

In questo lungo periodo gli Stati Uniti considerarono il Libano come la "Svizzera del Medio Oriente", uno stato con una società altamente sofisticata e perfettamente stabile. Questo non impedì ai i diplomatici americani sul posto di segnalare a Washington la reale fragilità dello Stato libanese, costruito su un accordo di condivisione del potere fra le diverse sette noto come Patto Nazionale del 1943. In una relazione di Dwight Dickinson, funzionario economico presso l'Ambasciata dal 1954 al 1956, si segnalava che le cariche governative e i seggi parlamentari erano assegnati in base a un censimento precedente che presupponeva una maggioranza cristiana. La presidenza era permanentemente riservata a un cristiano maronita, la carica di primo ministro a un musulmano sunnita e la presidenza del Parlamento a un musulmano sciita. In mancanza di aggiornamenti del censimento, che tenessero conto della crescita demografica dei musulmani sciiti e dell'arrivo di migliaia di rifugiati palestinesi, la rigida struttura del potere politico si trasformò in breve tempo da fattore di stabilità in minaccia latente per la società libanese.

La legazione ottenne lo status di ambasciata nel 1952 e il Ministro Harold Minor divenne il primo Ambasciatore degli Stati Uniti in Libano. La trasformazione accompagnava i crescenti interessi strategici degli Stati Uniti in Libano, e di riflesso l'incremento degli scambi commerciali fra i due paesi. Considerando il ruolo del Libano nel sistema economico e finanziario del dopoguerra, l'Ambasciata di Beirut divenne una delle più importanti del Medio Oriente, ospitando le sedi regionali di agenzie governative come la Federal Aviation Administration (FAA), la Agency for International Development (AID) e la Drug Enforcement Administration (DEA). Il Servizio Informazioni degli Stati Uniti gestiva il John F. Kennedy Cultural Center and Library, con sedi a Zahleh e Tripoli, oltre a vasti programmi di insegnamento dell'inglese e di pubblicazioni in arabo.

Dall'inizio degli anni '50, il Libano era diventato il principale centro capitalistico e finanziario del Medio Oriente, e il perno della politica americana nella regione, con l'obbiettivo di allargare la stabilità in un'area già in ebollizione per la stagione post coloniale e il risveglio nazionalista arabo, in concmitanza con la crescita dello stato di Israele. Secondo la prassi dell'epoca, le amministrazioni Truman ed Eisenhower fecer affluire a Beirut un grande volume di aiuti destinati a modernizzare le infrastrutture locali (Accordo di cooperazione tecnica). Oltre ai diplomatici giunsero in quel periodo molti tecnici e militari, in quantità tale da da sconvolgere il mercato immobiliare locale, facendo lievitare gli affitti. Armin Meyer, che all'epoca ricopriva la carica di Consigliere politico, ricordò che il peso burocratico divenne così gravoso che Washington inviò un coordinatore regionale speciale, Eddie Lock, con il rango di ambasciatore. La competizione fra gli staff dei due ambasciatori che operavano contemporaneamente a Beirut, portò ad alcune crisi protocollari, e ad un conflitto sotterraneo  che indeboliva la credibilità americana.

Dopo la crisidi Suez del 1956, il Medio oriente era in piena trasformazione, in seguito al violento rovesciamento della monarchia in Iraq, cui fece seguito la ribellione interna contro il presidente libanese filo-occidentale Camille Chamoun.  Nel luglio del 1958 il Presidente D. G. Eisenhower decise il primo grande intervento militare statunitense nell'area, inviando i Marines e l'82ª Divisione Aviotrasportata per mettere in sicurezza Beirut. L'operazione si svolse in un clima di confusione rischiando di degenerare in dramma: il segretario dell'ambasciata Robert Funseth si interpose con la sua autombile di servizio tra i Marines statunitensi e i mezzi corazzati schierati dall'esercito libanese, per evitare uno scontro a fuoco diretto . La popolazione locale era talmente indifferente allo scontro, che le truppe americane, sbarcando sulle spiagge con pesanti giubbotti antiproiettile, vennero immediatamente accolte da bagnanti in bikini e bambini che vendevano bottiglie di 7-Up e Coca-Cola.

La guerra arabo-israeliana del giugno 1967 infranse l'illusione di stabilità a Beirut e segnò un punto di svolta definitivo: da allora le azioni militari israeliane hanno progressivamente destabilizzato il Libano. In seguito a una falsa notizia secondo cui aerei militari statunitensi avrebbero attivamente aiutato Israele ad annientare le forze aeree egiziane e giordane, enormi folle anti-americane si scatenarono in tutta Beirut, ed in particolare contro l'ambasciata americana. Il Dipartimento di Stato ordinò l'evacuazione d'emergenza di tutti i civili americani, facendoli fuggire clandestinamente nell'oscurità attraverso il campus dell'Università Americana di Beirut (AUB) fino all'aeroporto. Il vice capo missione Dayton Mak ricordò di essere rimasto bloccato in una città completamente deserta e al buio, circondata dai carri armati dell'esercito libanese.

1970 - 1990

A partire dalla guerra dei "Sei giorni" 1967 e dopo l'espulsione formale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) dalla Giordania durante il Settembre Nero del 1970, la composizione demografica interna del Libano cambiò in modo improvviso, radicale e permanente. Fazioni palestinesi armate si spostarono in massa nei campi profughi del Libano meridionale, creando un'enclave praticamente indipendente e sovrana che i diplomatici soprannominarono "Fatahland". Fra attacchi palestinesi dalle roccaforti meridionali, e raid di rappresaglia israeliani, la sovranità del Libano fu messa in crisi. L'ambasciatore G. Norman Anderson cercò inutilmente di spingere il governo americano ad intervenire su Tel Aviv, e cercò personalmente di far capire ai diplomatici israeliani che distruggendo l'autorità del governo centrale libanese si sarebbe spinto la popolazione locale tra le braccia delle milizie radicali. Nel 1975, la tanto temuta esplosione si verificò, precipitando il Libano in una brutale guerra civile che si può dire non sia più cessata. Nel giugno del 1976, il neonominato ambasciatore statunitense, Frank Meloy, fu rapito e giustiziato da una fazione palestinese mentre tentava di attraversare la "Linea Verde", che separava la parte musulmana di Beirut Ovest da quella cristiana di Beirut Est, per presentare le sue credenziali al Presidente. L'ambasciatore Talcott Seelye venne allora inviato clandestinamente a Beirut per prendere il posto di Meloy, e chiese direttamente l'autorizzazione al Segretario di Stato Henry Kissinger per aprire una trattativa Quando, alla fine del 1976, la situazione di sicurezza si deteriorò irreparabilmente, fu l'OLP a mettere attivamente in sicurezza le spiagge del Mediterraneo, consentendo alle navi da sbarco statunitensi della Sesta Flotta di evacuare in sicurezza la restante popolazione civile americana.

In seguito all'invasione israeliana del Libano, il 6 giugno 1982, il presidente Ronald Reagan inviò il diplomatico di carriera Philip Habib come inviato speciale per negoziare un cessate il fuoco. L'ambasciatore Robert Dillon ricordò l'estrema tensione a Beirut mentre l'esercito israeliano avanzava in Libano, e da Tel Aviv il governo di Israele affermava di voler solo mettere in sicurezza una zona cuscinetto di 40 chilometri dal confine, mentre il vero obiettivo era lo smantellamento dell'OLP. Agendo da principale intermediario, Habib lavorò freneticamente dietro le quinte per organizzare l'evacuazione di un gran numero di combattenti dell'OLP (calcolati tra 13.000 e 17.000). Riuscì infine a ottenere una svolta esercitando una forte pressione da parte degli Stati Uniti sulla Tunisia e su altri stati arabi affinché accogliessero i combattenti sfollati.

Nel settembre del 1982, il neoeletto presidente del Libano, Bashir Gemayel, leader maronita che manteneva rapporti con Israele, fu assassinato in un attentato dinamitardo. Nel caos che ne seguì, l'esercito israeliano entrò a Beirut Ovest e circondò i campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila: ne seguì un massacro sistematico di civili, durato diversi giorni. L'ambasciatore Dillon ricordò l'orrore che si diffuse nella comunità diplomatica quando si sparse la voce che "qualcosa stava succedendo nei campi". Il Consigliere d'ambasciata Ryan Crocker (poi ambasciatore) si recò a Sabra e Shatila insieme ad alcuni giornalisti 48 ore dopo l'inizio dell raid, scoprendo enormi cataste di cadaveri che scoprirono mentre gli omicidi erano ancora in corso, un momento che cambiò radicalmente il coinvolgimento degli Stati Uniti e provocò un'ondata di indignazione internazionale.

La conseguenza fu l'intervento congiunto di Stati Uniti, Francia e Italia sotto l'egida dell'ONU, con lo schieramento di truppe nell'ambito di una Forza Multinazionale (MNF) per agire come forze di pace e stabilizzare Beirut. Tuttavia, l'esercito statunitense veniva sempre più visto dalle fazioni locali non come un arbitro neutrale, ma come un partecipante attivo a sostegno del governo libanese a maggioranza cristiana.
Il 23 ottobre 1983, due autobombe, lanciate simultaneamente da attentatori suicidi, colpirono gli edifici che ospitavano militari americani e francesi uccidendo 241 militari americani, e portando al ritiro completo del Corpo dei Marines dal suolo libanese.

1990 - 2026

Tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2010, l'irrisolta guerra civile libanese, insieme alle più generali fratture geopolitiche, estesero il conflitto in corso alla vicina Siria. Mentre la Siria sprofondava anch'essa in una brutale guerra civile, il contesto di sicurezza che circondava le operazioni statunitensi nel Levante venne rapidamente meno. Durante il confuso ritiro statunitense da Damasco, il Consigliere André Goodfriend mise in piedi un sistema parallelo di concessione di visti di immigrazione negli Stati Uniti, per poi riparare a Beirut, a dimostrazione del fatto che il Libano rimaneva l'instabile epicentro delle manovre diplomatiche statunitensi nel Levante.

Formalmente il Dipartimento di Stato si è trincerato in quel periodo dietro le classiche formule diplomatiche della cooperazione, ma di fatto, dopo il fallimento dell'intervento diretto e in un'epoca in cui il governo di Washington ha periodicamente minato l'autorità delle Nazioni Unite, la politica americana in Libano si è limitata ad intervenire diplomaticamente solo nel caso, non infrequente, di eccessi da parte delle fazioni locali o del governo israeliano, senza però riuscire a mettere in campo una concreta strategia di pacificazione.

Negli ultimi decenni l'Ambasciata ha intrapreso un graduale processo di ripristino delle normali funzioni, un processo che ha subito un'accelerazione nel 1997, quando il Segretario di Stato ha rimosso le restrizioni sull'uso dei passaporti americani per i viaggi in Libano. USAID e Servizio Commerciale hanno ripreso a funzionare, sino a coordinare l'evacuazione dei cittadini americani a seguito del conflitto del 2006 tra Israele e Hezbollah. Alla luce dell'intensificarsi della cooperazione militare bilaterale, anche le dimensioni e la portata dell'ufficio dell'addetto alla difesa e dell'ufficio di cooperazione in materia di difesa sono aumentate costantemente negli ultimi anni.

Nessun intervent diretto sulla crisi dello stato libanese, culminato nel crollo finanziario del 2019, quando una crisi bancaria ha portato a un crollo del 90% del valore della valuta e al default del debito sovrano. A questo è seguita, il 4 agosto 2020, la devastante esplosione avvenuta nel porto di Beirut, che ha ucciso più di 200 persone, e causato (secondo le stime della Banca Mondiale) danni per oltre 8 miliardi di dollari. Il governo libanese, che non ha strumenti per controllare né l'economia nazionale né la sicurezza dei cittadini, ed è afflitto da un'endemica  corruzione, non ha la possibilità di esercitare alcuna autorità. Il Libano è ormai un enorme campo di battaglia fra Hezbollah, sostenuto da governi esteri come quello iraniano, e Israele, che da decenni combatte a Beirut prima contro Al Fatha e poi contro Hezbollah. L'ultimo sviluppo negativo, ancora in corso, della guerra civile libanese è caratterizzato da una nuova pressione israeliana, che rischia di diventare una vera e propria invasione del Libano, senza che gli Stati Uniti siano in grado di riprendere ad esercitare la loro storica influenza a Beirut.

https://lb.usembassy.gov/history-of-the-u-s-and-lebanon/
https://www.foreignaffairs.com/lebanon/lebanons-coming-collapse
https://adst.org/

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