Henry Kissinger 1924 - 2023
Voci dall'America

Henry Kissinger 1924 - 2023

Nelle redazioni dei giornali  i cronisti incaricati di tenere pronto il "coccodrillo" di Henry Kissinger, morto all'età di  100 anni, non hanno avuto  vita facile, vista la sua personalità, multiforme e sempre in movimento, sino all'ultimo giorno.

Il futuro segretario di stato nacque Heinz Alfred Kissinger nel 1923 a  Fürth in Baviera. Era figlio di un insegnante e di una casalinga entrambi di orgine ebrea, emigrati in  America nel 1938 per sfuggire alle persecuzioni razziali. Studente serale al City College di New York, si arruolò nell'esercito durante la guerra mondiale, ciò che gli valse l'accesso ad un college più strutturato e la cittadinanza americana. Ma sopra fece in quegli anni due esperienze decisive: l'incontro durante i corsi organizzati dall'esercito,  con il prof. Fritz Kraemer (1908 – 2003), suo primo mentore, che sarà uno dei più longevi fra gli alti funzionari civili del Pentagono. E l'attività nel controspionaggio, che lo mise a contatto con mondi e mentalità che avrebbero influenzato a lungo e in profondità l'evoluzione dello studioso e del politico, dandogli l'ossessione per la segretezza. Rientrato dopo la guerra in patria, continuò da ex combattente gli studi nel prestigioso college di Harvard, dove fece il secondo incontro determinante, quello con William Y. Elliot,  (1896–1979), professore di scienza politica, fondatore di alcune delle più prestigiose scuole di relazioni internazionali, che fu consigliere di quattro presidenti americani.

Ispirato da una costante ambizione personale supportata da un'intelligenza che lui stesso tendeva ironicamente a non sopravvalutare, Kissinger ebbe tre vite ben distinte, eccellendo in tutte: accademica (1950-1969), politica (1969-1978), professionale (sino alla morte).  Fu ad Harvard uno studente brillante sino all'esuberanza: la sua lunghissima tesi di laurea costrinse la facoltà a imporre un limite quantitativo alle dissertazioni,  ancora oggi esistente. Divenne quindi un giovane professore universitario, benché sino a 24 anni avesse ricevuto un'istruzione inferiore alla media, e sin dalla tesi del suo dottorato, destinata a divenire un classico (A World Restored - 1954 pubblicato nel 1957),  affrontò con originalità alcuni dei temi  sulle contrapposizioni fra sistemi politici che sarebbero riemerse  nella sua successiva produzione.  Politica interna e politica estera, forze nazionali profonde e importanza della leadership, legittimità giuridica e uso della forza, sono solo alcuni dei fili rossi della produzione teorica di Kissinger. I protagonisti di quel primo successo editoriale, Bismark, Metternich e Castlereagh, erano per il brillante professore solo il pretesto per "analizzare un periodo storico e prenderlo ad esempio per giudicare il comportamento dei singoli statisti, in una prospettiva dalla quale esaminare più a fondo i problemi del suo tempo"(S. Graubard). I problemi che Kissinger aveva identificato erano la legittimità del potere internazionale e la questione nucleare. Non a caso il secondo libro, pubblicato mentre già Kissinger frequentava gli ambienti politici di Washington, sarebbe stato un saggio sui pericoli della pace e sul governo dell'era nucleare (Nuclear Weapons and Foreign Policy - 1957) che gli diede notorietà internazionale e credibilità politica, al punto che venne (erroneamente) considerato il modello per il personaggio del "Dottor Stangelove" ( Stranamore) nel dissacrante film di Stanley Kubrik del 1964.

Ormai l'ambiente e la vita cosmopolita e insieme provinciale di Harvard, andavano stretti a Kissinger che puntò tutto sulla possibilità di una carriera politica, con l'appoggio di due nuove opere che toccavano uno dei temi costanti del suo pensiero, le interconnessioni fra politica interna ed estera (The Necessity for Choice: Prospects of American Foreign Policy - 1961; The Troubled Partnership: A Re-Appraisal of the Atlantic Alliance - 1965). Il giovane professore era ansioso di seguire, da Harvard a Washington, la strada già percorsa dal suo collega di Harvard McGeorge Bundy (1919-1996), consigliere per la sicurezza nazionale di John Kennedy, col quale Kissinger collaborò nei mille giorni alla Casa Bianca. Meno inserito nello staff di Lyndon Johnson,  divenne consigliere di Nelson Rockfeller, che venne battuto nelle primarie repubblicane da Richard M. Nixon, poi eletto nel 1968, 37° Presidente degli Stati Uniti. Molte volte Kissinger ha raccontato, con accenti e dettagli diversi, la sua sorpresa quando il neo presidente, colpito dagli argomenti del collaboratore del suo avversario,  lo convocò per offrirgli proprio la carica di Consigliere per la sicurezza nazionale, che era stata del suo amico e rivale Bundy.

Gli anni della Casa Bianca sono stati analizzati da cronisti e storici in ogni più piccolo dettaglio, e continuano a offrire spunti per critiche e polemiche sulle attività di Kissinger, prima come Consigliere per le Sicurezza Nazionale e poi come Segretario di Stato. Di fatto Kissinger ha dominato la politica estera degli Stati Uniti dal 1969 al 1977, e l'ha poi condizionata per un altro decennio. I tre capitoli più significativi riguardano la fine della guerra in Vietnam, la riduzione della tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cina. In tutti permane la lucida analisi del Professore su un'epoca che stava finendo, quella della guerra fredda e del confronto ideologico e politico prima che armato, con il comunismo. Kissinger si adoperò ovunque e con ogni mezzo per contenere l'espansione dell'influenza sovietica: dal  subcontinente indiano, all'America Latina, Kissinger cercò di sfruttare ogni potentato locale che fosse utile alla politica da lui scelta per l'America. In questo gli incidenti di percorso si moltiplicarono, e Kissinger divenne il bersaglio della contestazione liberal in tutto l'occidente, che arrivò sino a rappresentare il suo cognome con la doppia esse delle SS naziste. Su tutta questa ampia vicenda, che si intreccia con la prima grande crisi di leadership che gli Stati Uniti affrontarono, sono stati versati fiumi di inchiostro, che non cesseranno di essere alimentati in futuro dalle nuove generazioni di storici, non direttamente influenzati dal potere dell'ex segretario di stato. Formalmente gli Stati Uniti hanno riconosciuto il valore dell'operato di Kissinger quando, il 3 marzo 1986, l'allora Presidente Ronald Reagan gli conferì la Medal of Freedom riservata ai cittadini americani nati fuori dai confini.

Nella sua terza vita Kissinger ha continuato, con alterne fortune, a influenzare la politica estera americana con una produzione politologica cospicua e mai banale, anche se spesso apertamente strumentale ad obbiettivi personali. Infatti tramite la società Kissinger Associates (https://kissingerassoc.com/), il Professore ha fornito per un trentennio consulenza internazionale a governi, istituzioni e grosse imprese. Non sarà certo vera la leggenda che si è diffusa di alcuni governi caduti a seguito di una telefonata di Henry Kissinger, ma è altrettanto certo che l'influenza del Professore non ha cessato di essere avvertita, nemmeno quando per ragione d'età le sue uscite pubbliche si sono fortemente diradate.

Soggetto di numerose biografie non autorizzate, e di alcuni graffianti pamphlet critici, Kissinger ha alimentato la sua leggenda, controllandone rigidamente i contenuti: al momento di lasciare l'incarico governativo negli anni settanta, Kissinger fece copia dei documenti ufficiali che lo riguardavano, classificandoli come "personali", per sfuggire all'obbligo di trasparenza della normativa USA. Così riclassificati i documenti che lo riguardano sono stati trasferiti alla biblioteca del congresso con la condizione che rimanessero riservati. In questo il dr K ha seguito due esempi illustri: C. M. de Talleyrand, che nel 1815 saccheggiò il ministero degli esteri imperiale preparando il suo ritorno durante la restaurazione e Winston Churchill, che dopo la seconda Guerra Mondiale ottenne il premio Nobel per la letteratura per le memorie scritte, applicando così la massima secondo cui la storia dà ragione a chi la scrive. Così anche Kissinger era ed è convinto che scrivere la storia sia l'unico modo di salvarsi dalla storia stessa.

Per affrontare il labirinto della mente di Kissinger e delle sue azioni politiche, é necessario rileggere i suoi scritti principali, secondo una selezione ragionata:

Prima vita - 1950-1969
1957 - A World Restored: Metternich, Castlereagh and the Problems of Peace,
1957 - Nuclear Weapons and Foreign Policy,
1961 - The Necessity for Choice: Prospects of American Foreign Policy
1965 - The Troubled Partnership: A Re-Appraisal of the Atlantic Alliance

Seconda vita - 1969-1978
1969. American Foreign Policy: Three Essays
1981. For the Record: Selected Statements 1977–1980
1985. Observations: Selected Speeches and Essays 1982–1984
1998. Kissinger Transcripts: The Top Secret Talks With Beijing and Moscow

Terza vita 1979 - 2023

1994. Diplomacy
2001. Does America Need a Foreign Policy? Toward a Diplomacy for the 21st Century
2002. Vietnam: A Personal History of America's Involvement in and Extrication from the Vietnam War
2003. Crisis: The Anatomy of Two Major Foreign Policy Crises
2011. On China. New York
2014. World Order

2021 Leadership

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