Elezioni di mid term: una prospettiva storica
Mercoledì 30 settembre il Congresso degli Stati Uniti ha sospeso i lavori che riprenderanno solo il 9 novembre, dopo le elezioni di metà mandato. Sono rimasti sul tavolo alcuni disegno di legge importanti, fra cui la legge annuale di spesa per la difesa e la proroga dei poteri di sorveglianza scaduti previsti dal Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA). La ripresa dei lavori si annuncia peraltro breve e intensa: il Senato avrà solo 8 giorni di lavoro a novembre e 14 a dicembre, contando anche i venerdì, in cui solitamente i lavori vengono fermati per consentire il rientro dei parlamentari nei rispettivi collegi.
Molto se non tutto dipende dall"esito delle elezioni di mid term, in cui il Congresso si rinnova in modo radicale: sono in scadenza tutti i rappresentanti e un terzo dei senatori, che la Costituzione chiama peridocamente alla verifica del voto popolare. Che come si sa negli USA é alquanto limitato, anche a causa della necessaria registrazione anticipata richiesta ad ogni cittadino, che non favorisce la partecipazione. Guardando l'andamento dell'affluenza ai seggi negli ultimi decenni, sembra di poter dire che l'affluenza sale sopra il 45% solo quando i risultati del primo biennio presidenziale sono particolarmente deludenti o controversi, cosa che evidentemente che spinge verso i seggi un forte numero di elettori per un voto di protesta, o di difesa del proprio beniamino.

Storicamente, il tasso di gradimento del presidente influenza direttamente elezioni per il Congresso. Gli esempi recenti riguardano il 1994, con Bill Clinton alla casa Bianca e i Democratici che persero 54 seggi alla Camera e 8 al Senato, il 2010, quando durante la presidenza di Barack Obama persero 63 raresentanti e e 7 senatori. Dal 1934 su 23 elezioni , per 7 volte - Roosevelt, Eisenhower, Johnson, Reagan, Clinton, Obama, Trump - il presidente in carica ha perso la maggioranza al Congresso a metà del suo mandato, finendo nella condizione che oltre oceano si definisce lame duck (anatra zoppa). Si tratta di presidenti di entrambi gli schieramenti, la cui grandissima popolarità non e stata sufficiente per sfuggire alla punizione delle urne, per i motivi piu diversi.

Secondo i sondaggi una consistente maggioranza di americani disapprova l'operato di Trump e dichiara che il proprio voto alle prossime elezioni sarà principalmente un giudizio su Trump stesso. Alcuni analisti si sono spinti sino a dire che i Democratici non vinceranno le elezioni ma che saranno i Reubblicani a perderle a causa di Trump. E che non ci sara un'onda blu, ma una corrente rossa verso il fondo, con riferimento ai colori che contraddistinguono i due partiti
Non saranno determinanti solo affluenza e precedenti, ma diversi altri fattori. Secondo la stampa americana ci sono almeno dieci incognite:
- Il malcontento economico rischia di far passare in secondo piano ogni altro elemento del dibattito politico
- lo spostamento a sinistra dei Democratici (es. Mamdani a New York) rischia di favorire il ricompattamento del Partito Repubblicano
- fino a che punto la battaglia anti woke ha ribaltato a favore dei Repubblicani il ciclo politico progressista
- i Repubblicani riusciranno a smarcarsi localmente dal basso indice di gradimento dell amministrazione Trump
- come i finanziamenti occulti provenienti da grandi capitali influenzeranno la campagna elettorale
- nel 2024 Trump fu premiato dal voto ispanico, ma la successiva azione di governo potrebbe avere un effetto boomerang su questo segmento importante di elettori
- molti danno per certa la rimonta democratica, ma nessuno sa prevedere se sarà tale da conquistare la maggioranza al Congresso
- la stretta normativa dell'amministrazione Trump contro il voto postale potrebbe incidere sull'affluenza alle urne
- come incide la disaffezione verso i due partiti stimata al 61% per i Repubblicani e il 57% per i Democratici da un sondaggio di Pew Research del 2025
- quale l'effetto della ridistribuzione dei collegi elettorali in molti stati a maggioranza locale reubblicana
Malgrado gli indicatori che lasciano presagire una vittoria democratica a novembre, ci si deve quindi aspettare una competizione elettorale molto incerta, e questo spiega anche linsolita prudenza di Donald Trump che ha messo in sordina la sua consueta attivita comunicativa fatta di annunci eclatanti quanto aleatori, ed ha temporanemante fermato la guerra allIran, osteggiata da un ampia maggioranza di americani.
https://www.statista.com/statistics/1096379/voter-turnout-midterms-by-age-historical/
https://www.pewresearch.org/politics/2025/10/30/a-year-ahead-of-the-midterms-americans-dim-views-of-both-parties/