Da couple a throuple: cosa spaventa i conservatori USA
Il ciclo politico conservatore che si è concretizzato nella seconda presidenza di D. Trump, è nato da una diffusa reazione verso la cultura impropriamente definite woke, che a sua volta era nata da diversi filoni tutti orientati a correggere qualche forma di ingiustizia sociale, per poi diventare un fenomeno che molti hanno finito per trovare opprimente. L'ossessione del politically correct e la cancel culture sono state alcune delle forme contro cui si é organizzata in modo militaresco la parte più conservatrice della società americana. Sin dal 2020 nel programma predisposto dalla Heritage Fundation per riportare Trump alla Casa Bianca, era scritto a chiare lettere che "Il prossimo Presidente dovrà difendere accanitamente dai guerrieri della cultura woke le istituzioni della società civile americana". E la battaglia è ancora in corso se la stessa Heritage nel 2023 proclamava che la sinistra americana avrebbe pagato duramente il sostegno alla "cultura woke".
Si tratta di posizioni estreme che sono espressione di due visioni molto distanti della cultura americana, e tuttavia sono entrambe dotate di un radicamento forte in pezzi significativi della società. Da una parte a destra il mito di un'America pura e sempre votata al bene, ben ancorata a principi religiosi pur disomogenei ma largamente presenti da un capo all'altro della nazione, includendo settori della società molto diversi, dalla classe media ai padroni del vapore informatico, dagli abitanti delle zone rurali depresse a quelli delle aree urbane aggredite dalla violenza. Dall'altra parte uno schieramento altrettanto variegato che accomuna nel nome della libertà americana gli eredi del 68 e i diseredati di sempre, la parte meno fortunata della popolazione afro americana insieme alla borghesia intellettuale del New England.
Quando si parla di principi tutti diventano intransigenti, ma ci vorrebbe anche un pò di moderazione per rendersi conto che la reazione, come sempre, conta sulla paura che tutte le novità si portano appresso. Secondo gli analisti del voto è probabile che la narrativa anti woke abbia avuto un'importanza decisiva nelle scelte elettorali di milioni di americani, spaventati da certi scenari pur annoverabili fra i casi di liberazione sociale. Uno dei più significativi è quello dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, argomento molto divisivo anche dalle nostre parti. La questione ha un'importanza anche numerica perché come rilevato dal Williams Institute della University of California Los Angeles, nel 2025 negli Stati Uniti si contavano 823.000 coppie sposate dello stesso sesso (erano 390.000 dieci anni prima) e 300.000 minori di 18 anni vengono cresciuti da coppie dello stesso sesso. Fra queste, le coppie sposate sono in maggioranza (59%) rispetto alle coppie conviventi. Dopo la sentenza del 2015 nella causa Obergefell vs Hodgescon con cui la Corte Suprema, all'epoca non normalizzata dal Partito Repubblicano, ha esteso l'uguaglianza matrimoniale a livello nazionale, più della metà delle coppie dello stesso sesso vive in stati con leggi o emendamenti costituzionali che vietano il matrimonio egualitario, ciò che mette in un stato di semilegalità quelle coppie.
La parte più estrema del movimento pro unioni egualitarie è arrivata ad un nuovo traguardo, che non manca di sollevare gli strali del fronte conservatore, il riconoscimento delle unioni "poliamorose". Si tratta di una evoluzione del concetto di "unione civile" (domestic partnership) che riguarda nuclei familiari nati su molte possibili basi, dal reciproco sostegno, alla cura, e che evolvono verso una protezione sociale e giuridica analoga a quella del matrimonio. Già da alcuni anni sono stati registrate, ad esempio in Massachusetts, ordinanze sulle unioni civili con più partner. Un effetto acceleratore è venuto dalla pandemia, che ha messo a nudo le fragilità del sispetema di protezione sociale americano e indotto in vari stati a "garantire alle persone unite da un'unione civile tutti gli stessi diritti e privilegi concessi a coloro che sono sposati e che vivono in unioni civili con più partner". E' seguita una spinta a livello nazionale da parte delle "comunità consensualmente non monogame" per il il riconoscimento legale delle loro relazioni.
Recentemente in California la città di West Hollywood ha deciso di riconoscere e tutelare le relazioni con più partner, anche per contrastare la discriminazione in materia di alloggio e assistenza sanitaria. Le difficoltà sono enormi, se solo si consideri che per la legge tuttora vigente in California la famiglia non monogama (throuple e non più couple) è equiparata alla bigamia. Inoltre ogni elemento di possibile contenzioso fra i partecipanti e verso le autorità (privacy, divorzi, protezione minori, affido figli, eredità, proprietà condivisa) vede moltiplicato il problema per il numero di partecipanti alla "polifamiglia". Nel rompicapo va anche considerato che l'estensione delle tutele per le famiglie con più partner richiederebbe una modifica di numerose leggi statali e federali.
Questa possibile evoluzione (per molti involuzione) del concetto di famiglia rischia di essere un altro argomento che infiammerà il dibattito politico, invece di spingere ad uno sforzo per sintetizzare gli interessi particolari nell'interesse generale della società americana.
https://www.heritage.org/progressivism/commentary/the-left-will-regret-opening-the-woke-pandoras-box
https://williamsinstitute.law.ucla.edu/press/marriage-obergefell-press-release/
https://supreme.justia.com/cases/federal/us/576/644/
https://harvardlawreview.org/print/vol-135/threes-company-too-the-emergence-of-polyamorous-partnership-ordinances/
https://www.latimes.com/california/story/2026-04-25/california-west-hollywood-polyamorous-union-laws