29 Novembre 2020 Del Pero: Poche opzioni di politica economica per Biden
Voci dall'Europa

29 Novembre 2020 Del Pero: Poche opzioni di politica economica per Biden


Sul sito del più prestigioso think tank italiano sulle relazioni internazionali, il prof. Mario Del Pero elenca le aspettative riguardo la politica economica della nuova amministrazione americana (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-leconomia-di-biden-alla-prova-della-realta-28509 ).

Esigenze di politica interna imporranno cautela sulla fiscalità, perché la riforma del 2017 di Trump, con la corporate tax ridotta in modo significativo (dal 35 al 21%) e  le imposte sul reddito appena ribassate, sono state "provvedimenti relativamente facili a prendersi, ma immensamente complicati da cancellare".

Maggiore margine di manovra sarà permesso all'amministrazione Biden per gli investimenti in infrastrutture e politiche ambientali, ambiti in cui Del Pero si aspetta "nelle prime settimane successive all’insediamento del 20 gennaio ...una raffica di ordini esecutivi finalizzati a rovesciare la deregulation di Trump". ed a estendere la precedente politica di Obama alla giustizia sociale e “ambientale” (environmental justice).

Nel breve termine si possono prevedere azioni di stimolo dei consumi, anche per favorire la ripresa quando la fase della pandemia si chiuderà, mentre a più lungo termine ambiente, sostegno alle imprese e tutele per i lavoratori dovrebbero essere gli obbiettivi di Biden. Che sarà anche chiamato a difendere l'eredità di Obama nella sanità, rilanciando anzi la sanità pubblica.

Un ruolo determinante potrebbe venir rivestito, secondo Del Pero, dalla politica commerciale, anzitutto nel WTO. Questo perché ricostruire la leadership americana all'interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio realizzerebbe uno degli obbiettivi politici di Biden, il ripristino della leadership americana nella diplomazia multilaterale. Per quanto riguarda invece le politiche commerciali bilaterali, il Prof. Del Pero indica il possibile modello nell'accordo NAFTA con Messico e Canada. Già quell'accordo in piena era isolazionista, ottenne un maggioranza bipartisan al Senato, e riprodurlo potrebbe attirare il consenso dei settori Repubblicani moderati, in nome degli interessi americani. Quell'accordo, inoltre,  conteneva due condizioni perfettamente replicabili in altri contesti, e suscettibili di ampio consenso al Congresso: - ampie garanzie sia per le imprese americane, che per i lavoratori locali -  difesa degli interessi americani nelle catene di produzione e distribuzione, con la contemporanea penalizzazione della partecipazione cinese al sistema. La competizione con la Cina, che resterà per la futura amministrazione un costante obbiettivo, potrebbe così trovare terreni tecnici meno conflittuali. E questo permetterebbe al presidente eletto di mantenere su un piano meno teso i rapporti strategici, senza smettere di sanzionare Pechino per il suo sistema di economia assistita e diretta dallo stato, e per le pratiche commerciali disinvolte del suo sistema economico, tollerate se non incoraggiate dal governo cinese.

Da segnalare, sullo stesso sito, il caustico articolo di Ugo Tramballi sul tramonto di Donald Trump (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/donald-president-again-28264)

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