La democrazia americana nella morsa reazionaria

Il Presidente mandato alla Casa Bianca dalla forte spinta conservatrice dell'ultimo decennio è solo la punta di un iceberg che rischia di congelare la democrazia americana.

Non bastassero le politiche violente contro minoranze e immigrati, anche il sistema elettorale USA rischia di venire orientato nuovamente verso l'immobilismo voluto dai settori più tenacemente reazionari della società.

L'ultima metà del Novecento aveva fatto registrare una progressiva apertura verso la parte meno abbiente e difesa della popolazione americana, che in larga misura corrisponde agli afro americani. Dalla legislazione Kennedy/Johnson in avanti, il razzismo era stato limitato dentro le istituzioni e nel sistema politico. La cultura conservatrice oggi dominante ha ribaltato i concetti, ed oggi arriva a definire razzismo la tutela delle minoranze, con perfetta applicazione del truce concetto di lotta contro la "sostituzione etnica".

Un segnale evidente di questa invluzione è arrivato con la recente sentenza della Corte Suprema nel caso Louisiana vs Callais, che assesta un colpo diretto al cuore del Voting Rights Act e alla fragile promessa che il voto di ogni americano debba avere lo stesso peso. Con questa decisione, la Corte riapre la possibilità della manipolazione dei distretti elettorali per circoscrivere il crescente peso del voto nero e ispanico, contraddicendo centosessanta anni di lenta e contrastata  tensione verso il riequilibrio delle diseguaglianze su base etnica.

L'abolizione della schiavitù dopo la Guerra Civile venne inserita nella Costituzione nel 1865 con tre emendamenti: 13° (abolizione), 14° (cittadinanza per diritto di nascita), e 15° (divieto di negare il diritto di voto in base a razza). Prima dell'attacco dell'attuale Presidente contro il diritto di nascita, solo  quest'ultimo emendamento é stato violato in particolare da alcuni stati del Sud: tasse elettorali, test di alfabetizzazione e restrizioni linguistiche sono stati usati per restringere di fatto il diritto di voto. E in più, una tracciatura dei distretti elettorali tale da rendere sempre perdenti le minoranze. Dal 1965 il Voting Rights Act aveva stabilito il divieto anche di questa pratica, ma anche questa normativa è stata combattuta e a lungo disattesa negli stati del sud.

Più recentemente, nel 2023, la stessa Corte Suprema aveva confermato i criteri per l'applicazione delle norme del VRA, quando era stato ordinato all'Alabama di ridisegnare i distretti in senso coerente con la proporzione di cittadini di colore, col fine di attribuire una rappresentanza equilibrata a tutti i gruppi sociali. Negli scorsi giorni la Corte, dopo aver  subito un attacco diretto ed intimidatorio da parte del Presidente Trump lo scorso 22 aprile,  ha smentito sé stessa: nella citata sentenza Louisiana vs Callais la Corte, ha adesso stabilito che i distretti elettorali a maggioranza nera della Louisiana sono incostituzionali perché violano la parità fra i cittadini. L'argomento agghiacciante usato nell'opinione di maggioranza redatta dal giudice S. Alito, campione del fronte iper conservatore, é che "La Costituzione non consente quasi mai al governo federale o a uno Stato di discriminare sulla base della razza.... e non ci sono argomenti che possono giustificare la discriminazione razziale". Un secolo e mezzo di lotta contro la schiavitù, adesso sono gli schiavi ed i loro eredi ad essere sul banco degli impiutati: per i giudici conservatori la tutela delle minoranze è essa stessa razzismo.

Con gli Stati a maggioranza repubblicana che aspettavano questa sentenza per mettere in cantiere ampie modifiche alla loro geografia elettorale, le consultazioni di Mid Term del prossimo novembre potrebbero così impedire quel cambiamento politico richiesto da quasi la metà degli americani. Oltre a questo, appare preoccupante per la salute della democrazia americana la deriva della Corte Suprema, che nella recente sentenza ha letteralmente applicato il programma politico del Presidente Trump. Si ripete il copione dell'adeguamento al dictat presidenziale recitato nella devastante incriminazione dell'ex capo del Federal Bureau of Investigation, J. Comer, che è prima costata la poltrona all'ex attorney general P. Bondi, ed è stata ora riproposta con mossa servile quanto autoritaria dal successore ad interim, Todd Blanche. Quando la giustizia non ha più un ruolo indipendente ed autonomo, è difficile che possano funzionare i sistemi democratici, tutti per loro natura fatti di alternanze ed equilibri fra i poteri.

https://www.scotusblog.com/cases/louisiana-v-callais-2/
https://thehill.com/homenews/administration/5843013-trump-supreme-court-conservative-justices/
https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/04/restoring-equality-of-opportunity-and-meritocracy/