13 Novembre 2020 Del ritardato passaggio dei poteri presidenziali

Il Presidente uscente D. Trump rifiuta di ammettere la sua sconfitta e rallenta il processo di passaggio dei poteri alla nuova amministrazione, ma con ogni probabilità otterrà solo di trasformare questo periodo nella prima fase della campagna Presidenziale per 2024.

Si tratta comunque di un obbiettivo ambizioso. Nella storia americana un solo Presidente è stato rieletto per due mandati non consecutivi, Grover Cleveland, democratico, eletto nel 1885, sconfitto nel 1889, nuovamente eletto nel 1893. Dopo l’approvazione del 22° emendamento, ratificato nel Febbraio 1951, la Costituzione americana prevede che nessuno possa essere eletto più di due volte, ma solo gli anticorpi propri del sistema democratico possono difendere gli USA dalla tentazione monarchica che emana dalla figura di D. Trump.

La concezione del potere che il quarantacinquesimo presidente ha mostrato nei quattro anni del suo mandato si è espressa con l’attribuzione di incarichi pubblici a parenti stretti privi di qualificazione, nella propensione a licenziare ministri e funzionari pubblici in base al grado di fedeltà dimostrato, e nel “sovrano” disprezzo con cui ha trattato non solo gli oppositori, ma ogni voce non perfettamente allineata alla sua, peraltro altalenante, linea politica.

L’ultima trasgressione alle consuetudini non scritte che hanno fatto grande la democrazia americana è stato il rifiuto di ammettere la sconfitta e di avviare la transizione verso l’amministrazione subentrante. Il passaggio dei poteri è peraltro regolato da una legge federale approvata durante la presidenza Trump (Presidential Transition Enhancement Act of 2019) e assicurato da un’agenzia governativa indipendente (General Service Administration), che è retta da un funzionario di nomina presidenziale.

Le regole sono trasparenti e rese pubbliche nei particolari sul sito web dell’agenzia, dove sono accompagnate da uno schema di facile lettura.

Fonte: https://www.gsa.gov

La decisione del Presidente, appoggiata almeno formalmente dal Partito Repubblicano, può al più creare imbarazzo al Presidente eletto. Alzando il livello dello scontro con i toni violenti ed estremisti che hanno caratterizzato le due campagne elettorali condotte da D. Trump. Ma un passaggio di poteri ritardato avrà inevitabili ripercussioni negative per la nuova amministrazione, e per la società americana.

I tempi deliberatamente rallentati del passaggio dei poteri impediranno alla nuova amministrazione di essere efficiente dal giorno in cui entrerà in carica, e questa potrebbe essere una lecita estremizzazione della lotta politica, se non avesse immediati effetti negativi per i singoli cittadini americani.

Se si considera che ai giorni nostri la questione più rilevante per il governo è la difesa della nazione dagli effetti della pandemia da virus Covid 19, appare inevitabile che non avere ricevuto immediatamente le informazioni dettagliate sulla situazione da parte dei funzionari in carica, allungherà i tempi di reazione dell’amministrazione Biden.

Dal punto di vista della sicurezza nazionale, la consuetudine e la legge prevedono che dal momento dell’elezione vengano trasmessi  al Presidente eletto i documenti classificati provenienti dalle Agenzie di intelligence relativi alla sicurezza nazionale. Malgrado le pressanti richieste giunte anche da influenti senatori repubblicani, l’amministrazione Trump ha rifiutato l’adempimento di tale dovere con il pretesto che l’elezione di Biden è contestata. Come ha osservato l’ex ambasciatrice all’ONU Susan Rice sul NYT, “…la commissione per l'11 settembre, che ha indagato sugli attacchi terroristici Quaeda del 2001 sul suolo statunitense che hanno ucciso circa 3.000 americani, ha scoperto che la transizione troncata del 2000 (a causa della controversia Bush/Gore sul voto in Florida ndr) ha ritardato l’entrata in carica di funzionari chiave della sicurezza nazionale e ha sottolineato l'importanza di transizioni presidenziali complete e approfondite verso sicurezza” (https://www.nytimes.com/2020/11/13/opinion/sunday/transition-national-security.html).

Dal punto di vista della gestione dell’economia gli storici ricordano come nel 1932, in circostanze ben più drammatiche delle attuali, la scarsa collaborazione del Presidente uscente H. Hoover con i funzionari dell’amministrazione Roosevelt, ritardò di alcune settimane l’emanazione dei provvedimenti di “sollievo” per l’economia americana prostrata per la “grande depressione” del 1929.

Appare quindi foriera di pesanti conseguenze pratiche la legittima, per quanto infondata, intenzione di D. Trump di contestare nei tribunali e davanti all’opinione pubblica il risultato delle elezioni del 3 Novembre 2020.

Solo le anime candide o i cinici di professione pensano che in politica si facciano solo e sempre gli interessi dei cittadini, ma in questo caso l’interesse personale di D. Trump appare del tutto opposto a quello della maggioranza dei cittadini americani.

Qualcuno pensa che possa ripetersi alla Casa Bianca il caso del governatore del Texas Edmund J. Davis, un repubblicano, che si rifiutò di lasciare l'incarico dopo aver perso le elezioni del 1873, e si chiuse negli uffici governativi, costringendo il suo neoeletto avversario a usare il primo piano del Campidoglio locale per gestire lo stato della stella solitaria. Anche in politica la farsa è preferibile alla tragedia.