L'indipendenza dei giudici e le battaglie politico-legali USA

Il sistema giudiziario negli Stati Uniti è teoricamente indipendente dalla politica, secondo la volontà dei Padri Fondatori, che vollero i giudici liberi applicare la legge in modo equo, rendendo effettive le garanzie per i diritti dei cittadini stabilite nella carta fondamentale.  I giudici federali sono protetti dall'influenza degli altri poteri dello Stato, e dalle mutevolezza dell'opinione pubblica, senza correre rischi, siano essi politici (mancata rielezione) o personali (licenziamento - riduzione dello stipendio) per le decisioni prese. Proprio per la centralità di questa funzione la lunga marcia dei conservatori americani per imporre una rivoluzione culturale conservatrice è iniziata nel 2012-2015  ancor prima della candidatura Trump nel 2016, con l'assalto alla Corte Suprema, ultimo giudice delle leggi. Negli ultimi due anni, marginalizzato il parlamento e addomesticato il 90% del sistema dell'informazione, il potere esecutivo ha trovato limiti solo nell'indipendenza dei giudici federali.

Fra le molte battaglie giudiziarie prodotte dalla polarizzazione politica, ce n'è una in corso in Louisiana che merita attenzione: il procuratore generale dello stato, Liz Murrill, pur scagionato dopo un 'inchiesta per abuso d'ufficio, ha aperto un fronte legale complesso per scoprire se dietro l'inchiesta ci siano state pressioni politiche.

Murrill è stata messa sotto accusa il 2 luglio 2026 con l'accusa di aver minacciato alcuni eletti locali, fra cui il Presidente del consiglio Comunale di New Orleans e alcuni consiglieri municipali, che avevano sostenuto la proposta di  un'elezione straordinaria a novembre per la nomina di un cancelliere unico del tribunale di Orleans, a fronte delle diverse cancellerie per le circoscrizioni cittadine (parish). Nella lettera Murrill esprimeva il proprio parere che la legge andava interpretata nel senso di una nomina aggiuntiva e non esclusiva. E sin qui nulla di male. Ma aveva anche aggiunto che avrebbe intrapreso azioni legali per rimuovere gli eletti dalla loro carica se avessero indetto le elezioni per il cancelliere del tribunale. Per i destinatari della lettera, e per il Procuratore Distrettuale di New Orleans, Jason R. Williams (eletto nel 2021 con l'appoggio dei democratici), quest'ultima parte poteva configurare una intimidazione illegale.

L'ex giudice del Tribunale Penale di New Orleans Laurie White, è stata nominata "procuratore speciale" per l'indagine sul caso, e secondo la procedura USA il procuratore ha sottoposto ad un "grand jury" appositamente formato le prove raccolte, che avrebbero potuto portare all'incriminazione di Liz Murrill per abuso d'ufficio e intimidazione. Il grand jury, che opera nell'assoluto anonimato dei giurati e segretezza della procedura, ha deciso il 22 luglio che le prove non erano sufficienti per l'incriminazione, e White ha di conseguenza deciso di archiviare il caso, che però non è finito con quell'archiviazione.

Il Governatore della Louisiana Jeff Landry, repubblicano,  ha ordinato alla Polizia di Stato di indagare sulle "presunte irregolarità nella formazione e gestione della giuria", con le stesse argomentazioni sostenute dai legali di Murrill nel ricorso presentato alla Corte Suprema dello Stato contro l'incriminazione. La Corte era stata fulminea nell'accogliere il ricorso già il 3 luglio, con una decisione a maggioranza 4 a 3 che è stata criticata dai giudici dissenzienti proprio per la priorità concessa al caso, deciso quasi prima di averlo ricevuto. Una rapidità che genera una certa invidia per noi abituati a ben altri tempi della giustizia ......

Non basta: i giornalisti presenti il ​​2 luglio nel tribunale di New Orleans sarebbero stati minacciati di arresto dai funzionari di polizia se fossero entrati in aula, nonostante la legge statale preveda che il verdetto della giuria debba essere pronunciato in udienza pubblica. Il giornalista del Times-Picayune, James Finn, ha affermato che almeno un giornalista, Danny Montverde di WWL TV, è stato portato via dal tribunale in manette. Con un'altra decisione lampo, il giudice Leon Roché della Corte Suprema della Louisiana, ha sostenuto il singolare argomento che udienza pubblica "non significa aperta al pubblico". Secondo Roché la Corte si è giustamente preoccupata della sicurezza e dell'anonimato dei giurati, e si è limitata ad ordinare di sgomberare l'aula, senza però ordinare agli agenti di polizia di trattenere i rappresentanti della stampa.

Gli avvocati di Liz Murrill insistono nel sostenere che la giuria ha subito un'influenza indebita, e hanno richiesto al procuratore distrettuale Williams ed alla procuratrice speciale White la presentazione di tutti i documenti raccolti nell'inchiesta, nella speranza di identificare eventuali interferenze politiche nella richiesta di incriminazione. La stessa Murrill in una conferenza stampa ha sostenuto che l'ampia immunità concessa ai membri della giuria popolare non si estende alla responsabilità per eventuali illeciti.

Il caso ha avuto un'eco nazionale, con i democratici a lamentare l'assalto all'indipendenza del potere giudiziario, e i repubblicani, con il deputato di Lafayette al Congresso, Clay Higgins, che si è spinto a chiedere al direttore del FBI Kash Patel un'indagine federale. Nelle prossime settimane la vicenda potrà sgonfiarsi o esplodere, anche in funzione della temperatura di ebollizione della dinamica politica nazionale.

L'indipendenza della magistratura, un pilastro dei sistemi democratici, è diventato un punto critico in molte nazioni, e più di tutte negli Stati Uniti, dove più forte, e facile, è la tentazione di ampliare le già ntevoli competenze dell'esecutivo, per di più centralizzato nella figura Presidente.