Democratici e Repubblicani USA: due visioni, stessa crisi
La seconda Presidenza di Donald Trump ha reso evidente come la regressione del sistema costituzionale americano sia strettamente legato alla crisi della mediazione politica offerta dai partiti.
I partiti politici non sono mai nominati nel breve testo della costituzione USA, ma si sono imposti come inevitabile forma di aggregazione del consenso, prima intorno alle questioni chiave della politica (federalisti vs anti federalisti) poi come forme di combinazione di alleanze non ideologiche ma quanto meno di valori e convinzioni generali.
Due sono i partiti maggiori (democratici e repubblicani) e due quelli minori che non sono quasi mai riusciti ad essere ago della bilancia (libertari e verdi), con qualche periodica interferenza di formazioni occasionali e transitorie. Anche nella tornata elettorale 2026 si affacciano alcuni indipendenti, come l'aspirante governatore del Nebraska, Dan Osborn.
Il complesso sistema elettorale federale formatosi nei due secoli di storia americana, ha portato i partiti ad essere dei comitati elettorali permanenti, più che delle strutture organizzative anche a livello territoriale. Eppure nemmeno i partiti americani sono riusciti a sfuggire al destino, preconizzatodel Novecento da R. Michels, di creare una oligarchia con tendenze all'autolegittimazione. Finendo molti passi indietro rispetto ai loro aderenti ed elettori, che sono oggetto di azioni di convincimento diretto da parte di radio e televisione, prima, e di internet e social media, poi.
Negli ultimi due decenni, proprio in coincidenza con l'irruzione di modalità nuove di formazione dell'opinione pubblica basate sulla comunicazione digitale, si è accentuata la contestazione dal basso della forma partito che già era emersa nell'ultimo decennio del novecento, concretizzata nella candidatura presidenziale di Ross Perot (1992).
Tutto questo mentre si accentuava la polarizzazione fra i due schieramenti, portando ad un confronto esasperato e sempre più ideologico fra i sistemi di valori contrapposti, che ha prodotto anche il ripudio della tradizione della politica "bipartisan" per la soluzione dei problemi più importanti in nome dell'interesse generale.
L'erosione recente del ruolo dei partiti è avvenuta in continuità con la tendenza antipolitica del ventennio precedente (Tea Party), ed è esplosa con la contraddittoria e opportunistica linea politica autoritaria di Donald J. Trump, che ha ulteriormente limitato il ruolo dei partiti. Il Congresso negli anni 2024-2026 non è stato il luogo del dibattitto politico, ma il vuoto contenitore di alcuni passaggi costituzionalmente inevitabili. Un presidente dichiaratamente isolazionista ha potuto condurre due azioni di guerra all'estero (Venezuela e Iran) senza l'approvazione del congresso prevista dalla Costituzione (art. 1-8-11). Quanto sono lontane le leggendarie battaglie parlamentari dei Senatori isolazionisti (riunuti già nel Novecento sotto bandiere denominate America First .....) William Borah, Robert La Follette, e Gerald Nye, contro il "Land and Lease Act" che salvò l'Inghilterra dall'invasione nazista. Anche le residue competenze esercitate, come l'approvazione delle nomine di funzionari e giudici e la formale approvazione del bilancio federale, sono state svuotate del loro significato originale, cessando di fare emergere le diverse anime della nazione, e riducendosi alla ripetitiva conta dei voti, muro contro muro.
Il Partito Democratico non riesce da un decennio a selezionare una leadership credibile, come dimostrato dalle circostanze della nomination di Biden ed Harris alle ultime due presidenziali. E le ultime figure emerse, appartengono all'ala più che liberal del partito, da A. Ocasio-Cortez al sindaco di New York Zohran Mamdani, fino al candidato senatore del Michigan Abdul El-Sayed, che ha vinto la primaria solo la scorsa settimana, risultano oggettivamente divisive all'interno dello stesso partito democratico, oltre a favorire la narrazione allarmista della parte avversa. In controtendenza l'ultimissima primaria in ordine di tempo, nel Wisconsin dove la socialista Francesca Hong, favoritissima della vigilia, ha nettamente perso contro il moderato David Crowley, Il Partito Repubblicano dopo avere salvato dall'impeachment D. Trump per l'assalto al Campidoglio del gennaio 2021, è stato stritolato dal sistema Trump, che predilige la fedeltà assoluta al capo rispetto a competenza e capacità. Significatova l'evoluzione della posizione del senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy: nel 2021 e 2023 votò per l'incriminazione di D. Trump per l'assalto al Congresso e la questione dei documenti riservati illecitamente detenuti. La vendetta presidenziale gi è costata la rielezione, avendo perso la primaria di maggio 2026 contr il candidtato sstenuto dal preesidente. Ma il 7 agosto scorso si é nuovamente allineato al Presidente per approvare la nomina dell'ex avvocato di Trump alla carica di Attorney General.
L'elettorato repubblicano ha mostrato nelle ultime settimane qualche timido segnale di insofferenza: nel Missouri è stata bocciata con una maggioranza netta (80/20) la proposta repubblicana di bloccare la costituzione statale, per sabotare l'implementazione delle norme sulla tutela dell'aborto, il congedo per malattia retribuito e la legalizzazione della cannabis, già largamente approvate in precedenti referendum dall'elettorato. La misura è stata respinta con la maggioranza del 80% dei voti. Situazione che si è ripetuta con una maggioranza analoga nel Kansas, stato radicalmente conservatore, dove è stata bocciata la proposta repubblicana di cambiare il sistema di nomina della Corte Suprema statale.
Secondo gli analisti chiamati a ipotizzare gli scenari del voto di mid term di novembre 2026, i partiti possono fare errori anche decisivi al limite dell'auto lesionismo, ma non possono più determinare da soli i risultati , attraverso la l'abituale miscela di programma, selezione dei candidati e uso delle risorse. Non c'è analisi che tenga quando la dinamica politica è affidata alla possibilità di (dis)orientare l'elettorato con forme che non sono più di propaganda e persuasione ma di vera e propria fascinazione collettiva.
https://www.nytimes.com/2026/08/11/opinion/dan-osborn-nebraska-independent-democrats.html?