13 Dicembre 2020 Diario della settimana

Il forte segnale inviato dalla Corte Suprema con due decisioni (quasi) unanimi sui ricorsi di D. Trump per rovesciare il risultato del voto popolare, rende la Corte stessa fattore di stabilità politica determinante. Sono andate deluse le aspettative di D. Tump che pensava di avere disegnato una Corte conservatrice ad oltranza, e assume un rilievo particolare l’impegno del Chief Justice J. G. Roberts per dare una dimostrazione di compattezza della Corte. Questo non significa che nell'attuale composizione la corte non abbia un carattere tradizionalista conforme alla storia personale della maggioranza dei giudici. Ma questo avviene nel rispetto della Costituzione e senza trasformare una tendenza giuridica in una dittatura della maggioranza. Nella sezione “Voci dall’America” si inizia una schematica analisi delle sentenze della Corte, che sarà essenziale continuare nei prossimi mesi per monitorare questo decisivo fattore della vita politica americana.

Secondo alcuni osservatori si sta delineando un blocco moderato bipartisan, mentre le estreme dei due partiti sono sempre più scontente: l’ala destra del Partito Repubblicano invoca la resistenza a oltranza nella contestazione del voto, e la sinistra liberal preme per avere maggiore ascolto nelle ultime scelte di Biden per il nuovo gabinetto. Il Presidente eletto sta completando la squadra di governo con sforzi di inclusività che però lasciano sempre deluso qualche gruppo minoritario.

Interessante intervento in materia di clima di Al Gore sul NYT. Come già per G. Schulz (vedi post del 29 Novembre), per l'ex Vice Presidente la grande priorità americana è il recupero della fiducia. Trust sembra essere la parola d'ordine del futuro. https://www.nytimes.com/2020/12/12/opinion/sunday/biden-climate-change-al-gore.html?action=click&module=Opinion&pgtype=Homepage  

L’approvazione con voto largo del bilancio della difesa, con il tradizionale unanime supporto dei due partiti, ha incontrato la resistenza del presidente uscente, che ha minacciato di porre il veto, e di una pattuglia di fedelissimi che hanno votato contro. Però sembra che non ci sarà il tempo per approvare, in accordo fra i due partiti, le misure di sostegno all'economia colpita dal rallentamento dei consumi dovuto alla pandemia.

Gli osservatori internazionali studiano i segnali che arrivano dallo staff di J. Biden per capire “se gli Stati Uniti rinnoveranno il loro impegno per il partenariato transatlantico e per istituzioni multilaterali critiche come la NATO. Ciò è tanto più importante alla luce dell'avventurismo russo e con l'accelerazione delle tensioni tra Stati Uniti e Cina” (https://www.chathamhouse.org/2020/10/us-foreign-policy-priorities).

Nel comunicato finale del Consiglio Europeo del 10 / 11 Dicembre 2020, incentrato sulle conseguenze della pandemia e sulla Brexit, che è oggetto di approfondimento nella sezione “Voci dall’Europa”, a proposito delle relazioni transatlantiche si dice: “In seguito alle elezioni negli Stati Uniti, il Consiglio europeo ha tenuto una discussione sulle relazioni UE-USA e ha evidenziato l'importanza di un solido partenariato strategico transatlantico basato su interessi comuni e valori condivisi. Questo aspetto assume particolare rilevanza alla luce della necessità di affrontare le pressanti sfide mondiali. L'UE attende con interesse di collaborare con gli Stati Uniti, in particolare per rafforzare la risposta globale nella lotta contro la pandemia di COVID-19, affrontare i cambiamenti climatici, favorire la ripresa economica, cooperare su questioni digitali e tecnologiche, intensificare gli scambi reciproci, risolvere le controversie commerciali, riformare l'OMC e promuovere il multilateralismo così come la pace e la sicurezza. Siamo pronti a discutere delle priorità condivise con il nuovo presidente degli Stati Uniti” (https://www.consilium.europa.eu/media/47332/1011-12-20-euco-conclusions-it.pdf).

Niente di più che una dichiarazione programmatica formale, mentre le diplomazie sono già al lavoro sui dossier indicati.